Vorrei condividere con voi, nel corso di questo viaggio, alcune delle domande a volte bizzarre che ho posto alla mia Maestra, e le risposte, al contrario sempre illuminanti, che ho ricevuto.
Quando ho mosso i primi passi nel mondo olistico cominciando ad accompagnare Giohà, ho iniziato a conoscere moltissime persone che, per i più svariati motivi, si rivolgevano a lei in cerca di conforto e soluzioni. La mia mente razionale ed analitica, sempre vigile e a volte anche fin troppo invadente, ha cominciato ad elaborare, senza che me ne rendessi, una sorta di casistica che rispondeva alle domande: cosa hanno in comune la maggior parte delle persone che incontriamo? Qual è il filo rosso che unisce tante storie apparentemente diverse? Statisticamente, quasi tutti cercavano soluzioni all’esterno di sé, certi di poter lasciare a Giohà il loro pacchetto di problemi per averne in cambio una sorta di mistery box fatta di soluzioni. Il secondo aspetto è quello che ho poi definito sindrome della Crocerossina. Alla domanda di Giohà “Cosa vorresti fare?”, la stragrande maggioranza rispondeva “aiutare gli altri per aiutare me stesso”. Bellissima frase, altruistica, nobile, convincente, tanto che per un buon periodo l’ho fatta mia. Peccato che ad un certo punto qualcosa non abbia funzionato. Aiutare gli altri non aiutava me, anzi, al contrario! Empatizzare con le storie degli altri mi faceva piombare ripetutamente nelle mie questioni irrisolte, portandomi ad implodere.
Era arrivato il momento di porre la domanda: “Giohà, perché se tutti abbiamo questo grande desiderio di aiutare gli altri alla fine stiamo tutti male? “La risposta è arrivata con un’altra domanda: “Come puoi aiutare gli altri se prima non aiuti te stesso? Spesso scegliere di aiutare gli altri è una scusa per non lavorare sui propri limiti, sulle proprie credenze, sui propri dolori. Io per prima lavoro tutti i giorni su me stessa, perché su questa Terra siamo imperfetti, ma perfettibili. Non pensi che sia il contrario, aiutare te stesso per aiutare gli altri?”. E aveva ragione. A chi non è capitato di dare un ottimo consiglio ad un amico e di essere poi i primi a non seguirlo. Il problema è che quando gli altri ci fanno da specchio e risvegliano in noi le ferite che con tanta cura teniamo nascoste, allora si implode nel dolore.
Ecco la prima lezione appresa: dedica ogni giorno del tempo alla tua crescita personale, lavora su di te e sì esempio con le tue azioni, non con le parole. Anche questo è un modo per aiutare gli altri.
