venerdì 16 settembre 2016

I SOGNI SON DESIDERI?

Una delle prime cose che ho imparato nel corso del mio viaggio con Giohà è che l’Energia è qualcosa di assolutamente tangibile e che, per quanto possiamo sforzarci di cambiarne il corso, lei sa sempre dove andare. 

Da bambina uno dei miei giochi preferiti era aprire l’astuccio di scuola, trasformato per l’occasione in scrigno magico, prendere la mia matita preferita, o meglio, la mia scintillante bacchetta magica, ed inventare formule in rima per rendere possibile l’impossibile. Forse non ci crederete, ma per me era tutto assolutamente reale! Uno dei grandi doni dell’esser bambini sognatori è quello di non conoscere il dubbio: si crede a prescindere finché qualcosa o qualcuno non ci insegna il gioco delle scelte. Crescendo non ho perso questa abitudine, anche se la vita, il tentativo di omologazione, le delusioni che inevitabilmente costellano il percorso di ognuno e non per ultimo la pratica dell’arte del dubbio, mi hanno portato a tracciare una linea ben precisa tra magia e realtà.

Tutto finché la mia strada non si è incrociata con quella della Veggente. Ebbene si, Veggente e anche Maga, anzi…Strega! Perché da quando la conosco ho scoperto che la magia non è un gioco per bambini, ma il grande potere della realizzazione.

Quando mettiamo in moto l’Universo con le nostre richieste le cose cominciano ad accadere. L’unico piccolo particolare è che non sempre siamo capaci di formularle nel modo giusto o di attuare azioni congruenti con la richiesta che abbiamo fatto.

Io per prima ho impiegato molto tempo a comprendere questo meccanismo apparentemente semplice. Quante volte ho desiderato fortemente una cosa per poi veder accadere il contrario. E come me, tante delle persone che abbiamo incontrato.

Ecco quindi il mio quesito: perché se noi creiamo il nostro destino, quando desideriamo fortemente qualcosa non sempre accade? O peggio, quando sembra che finalmente il nostro desiderio si stia realizzando, perdiamo tutto? 

Giohà mi ha spiegato che esiste una sostanziale differenza tra il desiderio e l’intento: “L’Universo è uno specchio che ci riflette. Se esprimiamo un desiderio, ci tornerà indietro un altro desiderio, come se fossimo alla finestra in attesa che qualcosa accada. Quando formuliamo un intento che sia connessione tra mente e cuore, allora l’Universo si attiva per aprire tutte le porte che ci conducono all'obiettivo”.

Banale? Assolutamente no. 
Facile? Nemmeno. 
Impossibile? L’impossibile non esiste!

E ne ho avuto la prova. Nel momento in cui, oltre a comprendere quanto Giohà mi aveva detto, ho effettivamente cominciato a metterlo in pratica, tutto è cambiato in un batter di ciglia. 
Questa è la mia magia!

martedì 23 agosto 2016

LA SINDROME DELLA CROCEROSSINA

Prima di cominciare, tengo a precisare che, parafrasando il buon Einstein, non credo di avere particolari talenti, ma sicuramente sono una persona curiosa, che non si accontenta della prima risposta. E anche in questo Giohà, con la sua pazienza, rappresenta un balsamo per la mia anima dalle infinite domande!

Vorrei condividere con voi, nel corso di questo viaggio, alcune delle domande a volte bizzarre che ho posto alla mia Maestra, e le risposte, al contrario sempre illuminanti, che ho ricevuto. 

Quando ho mosso i primi passi nel mondo olistico cominciando ad accompagnare Giohà, ho iniziato a conoscere moltissime persone che, per i più svariati motivi, si rivolgevano a lei in cerca di conforto e soluzioni. La mia mente razionale ed analitica, sempre vigile e a volte anche fin troppo invadente, ha cominciato ad elaborare, senza che me ne rendessi, una sorta di casistica che rispondeva alle domande: cosa hanno in comune la maggior parte delle persone che incontriamo? Qual è il filo rosso che unisce tante storie apparentemente diverse? Statisticamente, quasi tutti cercavano soluzioni all’esterno di sé, certi di poter lasciare a Giohà il loro pacchetto di problemi per averne in cambio una sorta di mistery box fatta di soluzioni. Il secondo aspetto è quello che ho poi definito sindrome della Crocerossina. Alla domanda di Giohà “Cosa vorresti fare?”, la stragrande maggioranza rispondeva “aiutare gli altri per aiutare me stesso”. Bellissima frase, altruistica, nobile, convincente, tanto che per un buon periodo l’ho fatta mia. Peccato che ad un certo punto qualcosa non abbia funzionato. Aiutare gli altri non aiutava me, anzi, al contrario! Empatizzare con le storie degli altri mi faceva piombare ripetutamente nelle mie questioni irrisolte, portandomi ad implodere.

Era arrivato il momento di porre la domanda: “Giohà, perché se tutti abbiamo questo grande desiderio di aiutare gli altri alla fine stiamo tutti male? “La risposta è arrivata con un’altra domanda: “Come puoi aiutare gli altri se prima non aiuti te stesso? Spesso scegliere di aiutare gli altri è una scusa per non lavorare sui propri limiti, sulle proprie credenze, sui propri dolori. Io per prima lavoro tutti i giorni su me stessa, perché su questa Terra siamo imperfetti, ma perfettibili. Non pensi che sia il contrario, aiutare te stesso per aiutare gli altri?”. E aveva ragione. A chi non è capitato di dare un ottimo consiglio ad un amico e di essere poi i primi a non seguirlo. Il problema è che quando gli altri ci fanno da specchio e risvegliano in noi le ferite che con tanta cura teniamo nascoste, allora si implode nel dolore. 

Ecco la prima lezione appresa: dedica ogni giorno del tempo alla tua crescita personale, lavora su di te e sì esempio con le tue azioni, non con le parole. Anche questo è un modo per aiutare gli altri.